Margherita Marmiroli è cresciuta in una famiglia di piccoli proprietari terrieri di Campagnola. Di formazione cattolica, giovanissima è diventata dirigente della Gioventù femminile di Ac, riscuotendo grande apprezzamento. Di intelligenza vivace, consegue la maturità classica a soli 17 anni e la laurea in lettere presso l’Università cattolica di Milano a 21. Intraprende la professione di insegnante di italiano e latino nei licei. Tra il 1957 e il 1963 è chiamata a collaborare a Roma alla sede nazionale dell’Associazione italiana maestri cattolici. In questa fase stringe amicizia con la futura regista Liliana Cavani. Al rientro da Roma, reduce da un periodo faticoso, decide di raggiungere la famiglia della sorella Giovanna a Crema. Qui dal 1966 insegna presso il Liceo scientifico “Da Vinci”. Docente molto apprezzata dagli studenti, anche per i suoi metodi didattici innovativi oltre che per la riconosciuta preparazione e la capacità di entrare in empatia con i giovani. Sostiene le richieste di rinnovamento provenienti dagli studenti, che ella stessa sollecita, entrando in un conflitto sempre più forte con il preside don Giovanni Bonomi. Tale conflitto ha il suo apice nel provvedimento disciplinare di allontanamento dalla sede di Crema per una scuola di Bologna, inflittole dal Consiglio superiore della Pubblica istruzione nel settembre 1971. Tale provvedimento suscita un imponente moto di solidarietà nei suoi confronti. Il forzato allontanamento dalla Città e dalla famiglia hanno un impatto molto forte sul suo equilibrio psicologico. Per i postumi di un tentativo di suicidio per i quali era ricoverata all’ospedale di Correggio, muore il 16 agosto 1974 a 45 anni.
Il Centro Galmozzi di Crema, che già vent’anni fa aveva realizzato una pubblicazione sulla contestazione a Crema, dedicando molto spazio al “caso Marmiroli”, ha ritenuto di ritornare a parlare della “Meg”, così era conosciuta Margherita allora, a favore del recupero del suo percorso esistenziale e intellettuale complessivo, così ricco di vicende e così originale, mettendo in evidenza il suo essere un’educatrice. Le testimonianze, che a distanza di oltre cinquant’anni sono state raccolte, restituiscono ancora viva l’immagine di un’insegnante estremamente originale per preparazione, attitudine all’ascolto, attenzione alla centralità dello studente, desiderio di rendere la scuola un luogo di crescita personale. Rievocare la sua figura ed il suo modo di essere insegnante può offrire ancora interessanti stimoli per la scuola di oggi.
Il Centro Galmozzi ha realizzato un libro scritto da Paola Confortini, Romano Dasti e Luca Donarini con la ricostruzione del suo profilo biografico e del suo stile di educatrice.